A Partinico si accende un nuovo scontro istituzionale tra il presidnete del Consiglio, Erasmo Briganò, e il sindaco Pietro Rao. Stavolta oggetto del contendere la Consulta giovanile comunale che ancora oggi non si è insediata nonostante l’attuale governo cittadino è in carica da quasi 3 anni. Dopo le dichiarazioni del sindaco Pietro Rao, che aveva rimandato la responsabilità al Consiglio comunale, è arrivata la replica piccata del presidente del consiglio Erasmo Briganò.
“Forse il sindaco di Partinico è troppo impegnato a rispondere e leggere i messaggi su Facebook – ha affermato Briganò -. Se avesse letto il regolamento della Consulta giovanile avrebbe capito che gli amici dei Giovani Democratici Partinico hanno mirato benissimo. L’articolo 7 è chiaro: l’assemblea è insediata dal sindaco o dall’assessore alle Politiche giovanili, che la presiede fino all’elezione del presidente. La parte che spetta al consiglio comunale, grazie ai miei colleghi consiglieri e alla prima commissione, è stata rapida nella stesura e approvazione ed è conclusa da tempo. Purtroppo per lui, non si può puntare il dito sempre sul presidente del Consiglio”.
Una presa di posizione netta, che ribalta le parole pronunciate dal primo cittadino il giorno precedente. Rao, infatti, aveva commentato l’intervento dei Giovani Democratici di Partinico – che avevano denunciato lo stallo della Consulta giovanile – scaricando la questione sul consiglio comunale. “L’istituzione della Consulta – aveva dichiarato – nasce all’interno del consiglio, quindi credo abbiano sbagliato indirizzo. Si devono rivolgere al presidente del consiglio”.
Il botta e risposta ha quindi spostato l’attenzione da un tema sentito dai giovani del territorio, quello della partecipazione attiva, a una nuova frizione tra le massime cariche istituzionali cittadine.
La Consulta giovanile, infatti, è ferma da mesi nonostante sia pensata come strumento di confronto e coinvolgimento delle nuove generazioni. I Giovani Democratici, nei giorni scorsi, avevano espresso pubblicamente la loro preoccupazione, sottolineando come l’assenza di segnali concreti rappresenti un segnale negativo per una comunità in cui i ragazzi faticano a trovare spazi di espressione.
L’appello rivolto al Comune chiedeva chiarezza sui tempi e sulle modalità di avvio, con la disponibilità a collaborare. Ma la risposta del sindaco e la replica del presidente hanno aperto un nuovo fronte politico.
La vicenda mette in luce, ancora una volta, le difficoltà di dialogo tra amministrazione e consiglio, con il rischio che a pagare siano proprio i giovani partinicesi, in attesa di uno spazio di partecipazione che tarda ad arrivare.


