Dibattito in consiglio comunale

Borgetto, debiti e bene confiscato, Comune dai mille sospetti

Fine anno in consiglio comunale a Borgetto, con tanti sospetti e veleni attorno a due temi scottanti: quello dei debiti che sommergono il Comune e quello relativo alle procedure di assegnazione del bene confiscato affidato all’emittente televisiva Telejato, gestita dalla famiglia Maniaci.

Questioni che sembrano intorbidire il clima di un ente locale che è uscito solo di recente da uno scioglimento per mafia e da un dissesto finanziario. Nonostante l’avvento dei commissari straordinari, che hanno chiuso la loro parentesi ormai sette anni fa, la coltre di ombre su chi gestisce la cosa pubblica resta ancora ingombrante.

Il consiglio è stato convocato questa mattina per approvare l’avvio delle procedure finalizzate alla predisposizione di un piano di riequilibrio. Un’impresa che appare disperata. L’assise ha dato il via libera, ma la situazione resta drammatica: ad oggi ci sono da ripianare quasi 7 milioni di euro di debiti. A breve, però, l’Osl — l’organismo straordinario di liquidazione che ha rielaborato i conti del Comune prima del dissesto — dovrebbe presentare il quadro definitivo delle passività mai chiuse. Si parla di cifre enormi.

Intanto l’ok al tentativo di risanamento è arrivato da tutto il consiglio, opposizione compresa. «Per senso di responsabilità, senza guardare a steccati politici, votiamo a favore», ha dichiarato il consigliere Alessandro Santoro. «Ringrazio gli uffici per aver predisposto questo piano di riequilibrio — ha aggiunto il sindaco Roberto Davì —. Purtroppo, come tutti sappiamo, la situazione economica non è delle più rosee, ed è figlia del lavoro svolto dall’organismo di liquidazione. Ne stiamo pagando le conseguenze noi, così come la precedente amministrazione. Non siamo stati in grado di garantire servizi all’altezza per la comunità».

Poi, a sorpresa, il primo cittadino ha chiesto e ottenuto dal presidente del consiglio Benedetto Cucchiara l’autorizzazione a leggere una lettera all’aula, sebbene l’intervento non fosse previsto all’ordine del giorno. Una lettera incentrata sulla bufera attorno al bene confiscato assegnato a Telejato, sul quale il giornalista freelance Daniele Viola ha sollevato pesanti ombre: dubbi sulle procedure di assegnazione, sui criteri adottati, sulla trasparenza e soprattutto sui reali requisiti dell’associazione Telejato per ottenere l’affidamento dell’immobile lungo la strada provinciale 1.

«Siamo contenti che il giornalista porti avanti questa inchiesta — ha detto Davì —, ma non permetto che si metta in dubbio la correttezza della segretaria generale dell’ente, Rosa Damiano. Più che una vicenda amministrativa, sembra una diatriba contro la famiglia Maniaci nella quale è stato trascinato il Comune. Forse qualcuno dimentica che la Prefettura è l’organismo che ha approvato questa procedura. Non entro nel merito della richiesta di accesso agli atti presentata dal giornalista, ma la revoca del bene confiscato alla Dusty non nasce da questa inchiesta. È quindi bene smetterla con falsità e propaganda. Ricordo che io e la segretaria siamo subentrati a procedure già avviate e concluse».

Il sindaco di Borgetto ha poi fatto riferimento all’immagine pubblicata dal giornalista, che ritrae lo stesso Davì, la segretaria comunale e Pino Maniaci nel giorno del taglio del nastro per l’affidamento del bene confiscato: «Una vignetta satirica in cui, però, non compare il prefetto. Credo che, secondo la contestazione avanzata dal giornalista, anche lui avrebbe dovuto essere sbeffeggiato». I consiglieri intervenuti hanno espresso solidarietà al sindaco, sottolineando come l’immagine e le polemiche siano state diffuse proprio nei giorni più difficili, a ridosso della morte della moglie di Davì.

Il consigliere Santoro è intervenuto sul tanto contestato bene confiscato di Borgetto

Il consigliere Santoro è intervenuto sul tanto contestato bene confiscato di Borgetto

«L’immagine del paese è stata squalificata da questa vicenda — ha detto Santoro —. Non contestiamo l’inchiesta volta a fare luce sul bene confiscato, ma modalità e tempi». «Forse sono stati sbagliati tempi e modi — ha incalzato Fabio Salamone, capogruppo di maggioranza —. Non entro nel merito dell’assegnazione perché non ne ho competenze, ma mi sento rassicurato dal fatto che su questa procedura ci sia il sigillo della Prefettura». «Sono certo che questa amministrazione controllerà e vigilerà — ha aggiunto il consigliere e assessore Erasmo De Luca —, così come sta avvenendo per un altro bene confiscato il cui iter è ancora in corso. Non ci sono e non ci saranno carte nascoste».

«La vignetta — si è difeso il giornalista Daniele Viola — era riferita in particolare a due persone: l’ex sindaco Luigi Garofalo e la segretaria comunale. L’unica accortezza che avrei potuto adottare era tagliare l’immagine del sindaco. Ho però la sensazione che si voglia cavalcare il momento per spostare l’attenzione dal cuore della vicenda. Non capisco la solidarietà alla segretaria: per cosa? Per il fatto che, nonostante la legge imponga di accogliere le richieste di accesso agli atti presentate da un giornalista, si faccia di tutto per impedirlo? Il Comune di Borgetto ha alzato un muro su questo bene confiscato, fornendomi solo risposte dilatorie per evitare di confrontarsi con il lavoro che sto svolgendo. Evidentemente il giornalismo fa paura e mette timore a chi opera nella pubblica amministrazione. Altrimenti non si spiegherebbe questa omertosa indifferenza. Ho inviato una Pec ufficiale al presidente del Consiglio chiedendo che l’argomento venga trattato d’urgenza nella prima seduta utile. I cittadini di Borgetto hanno il diritto di sapere. L’inchiesta, supportata da numerosi firmatari e basata su esposti già presentati a diverse autorità, proseguirà fino a quando non verrà fatta piena luce su ogni singolo atto amministrativo riguardante il patrimonio indisponibile del Comune, nel frattempo ho provveduto a querelare chi ha colpito me e la mia famiglia».