La lettera aperta

Borgetto, l’assessore shock «Il sacco del Comune causato da…»

«Il dissesto del Comune di Borgetto non è un’opinione, ma un fatto tecnico certificato dai Revisori dei Conti». Esordisce così l’assessore ai rapporti con il Consiglio comunale, Erasmo De Luca, in una lettera aperta che rompe gli indugi dopo la recente delibera del Consiglio comunale con cui si dichiara ufficialmente il crack finanziario del municipio sulla base della recente delibera della giunta, il secondo dopo quello del 2018. Le sue parole arrivano come un macigno su una comunità che sta ancora metabolizzando i numeri pesantissimi: un disavanzo di 9,7 milioni di euro al 31 dicembre 2024 e una massa passiva di debiti reali che ha raggiunto la cifra monstre di 12,2 milioni. Per De Luca non c’è spazio per le interpretazioni: il voto unanime dell’aula non è stato un accordo politico tra le parti, ma un atto dovuto per legge davanti all’impossibilità di qualsiasi piano di riequilibrio.

L’assessore ricostruisce la vicenda con toni durissimi, spostando il focus dalle tabelle contabili alle responsabilità storiche. Secondo De Luca, questo baratro nasce da una gestione che negli anni ha alimentato la cultura del “non pagare”, con una riscossione ferma a un misero 20%. «Si è costruito consenso disinformando i cittadini sui tributi», attacca l’assessore, parlando apertamente di politici e “colletti bianchi” che avrebbero fatto il sacco del Comune, spingendo la popolazione verso l’evasione per ottenere voti facili. La cronaca recente degli uffici comunali conferma questa analisi: gran parte del disavanzo accumulato tra il 2019 e il 2024 deriva proprio dai mancati incassi, un vuoto che ha reso inutili le tasse già al massimo e i tentativi di risanamento precedenti.

Nella sua analisi, De Luca risponde anche a chi critica l’attuale amministrazione, ricordando che molti degli attuali detrattori sono «gli stessi o i figli politici di chi ha contribuito a creare questo disastro». La ricostruzione tecnica della vicenda mostra come Borgetto fosse già in bilico dall’uscita del precedente dissesto nel 2018, ma la situazione è precipitata a causa di debiti fuori bilancio e contenziosi cronici. L’assessore ribadisce che la dichiarazione di dissesto è l’unica via per ridare una possibilità all’ente, poiché il sistema era ormai arrivato al limite strutturale.

«Adesso serve verità, responsabilità e soprattutto memoria», conclude De Luca nel suo intervento, definendo il dissesto come la certificazione del fallimento di un modo di fare politica basato su interessi personali e populismo. Mentre l’Osl, organo straordinario di liquidazione si prepara a gestire i debiti pregressi, l’invito dell’assessore a chi ha amministrato in passato è uno solo: avere il coraggio di tacere e chiedere scusa ai cittadini di Borgetto.

QUI LA LETTERA APERTA INTEGRALE DELL’ASSESSORE AI RAPPORTI CON IL CONSIGLIO COMUNALE ERASMO DE LUCA

Il dissesto del Comune di Borgetto non è un’opinione, ma un fatto tecnico certificato dai Revisori dei Conti: disavanzo STRUTTURALE , oltre 12 milioni di debiti e impossibilità di un piano di riequilibrio. Il voto unanime del Consiglio non è un “patto”, ma un atto dovuto per legge. Chi oggi prova a raccontarla diversamente lo fa solo per propaganda.

Ma la verità è un’altra, ed è più scomoda. Questo dissesto nasce da lontano. Nasce da anni di cattiva gestione, ma soprattutto da una certa politica fatta da mestieranti della politica che hanno letteralmente fatto il “sacco” del Comune di Borgetto. Chi ha memoria storica lo sa bene. Per anni si è costruito consenso:( politici,colletti bianchi,professori che hanno gestito la reggia dello scioglimento e sindacati di basso profilo) disinformando i cittadini sui tributi a pagamento SOLO IL 20% spingendo verso il mancato pagamento alimentando la cultura del “non pagare”

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: casse vuote, servizi deboli, Comune in dissesto. Altro che “colpa dei cittadini”. Qui c’è stata una precisa responsabilità politica nel creare sfiducia e nel distruggere il rapporto tra cittadini e istituzioni. La relazione dei Revisori è chiara: scarsa riscossione, debiti fuori bilancio, contenzioso, squilibri cronici. Questa è la realtà. Il resto è solo narrazione. Oggi chi attacca dovrebbe avere il coraggio di dire dov’era ieri.

Perché molti di quelli che parlano oggi sono gli stessi o politicamente figli degli stessi che hanno contribuito a creare questo disastro. Il dissesto non è uno slogan. È una certificazione. E certifica una cosa sola: il fallimento di un modo di fare politica basato su consenso facile, promesse e interessi personali. Adesso serve verità, responsabilità e soprattutto memoria.

Buona Pasqua alla comunità di Borgetto. Leggo con attenzione le critiche espresse sul dissesto del Comune di Borgetto. Rispondo punto per punto, con rispetto ma soprattutto con chiarezza, basandomi sugli atti ufficiali e sulla relazione dei Revisori dei Conti.

  1. “Voto unanime = patto di non belligeranza”

No. Il voto unanime è la presa d’atto di una condizione oggettiva certificata: disavanzo STRUTTURALE ( Politico,Funzionari comunali, Cittadini), massa passiva oltre 12 milioni di euro, impossibilità di riequilibrio. In queste condizioni la legge impone il dissesto. Non è una scelta politica, è un atto obbligato. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire.

  1. “Il dissesto è morale prima che finanziario”

Il dissesto è prima di tutto un fatto tecnico contabile. I numeri non sono opinioni: debiti, squilibri e incapacità di rientro sono certificati. Le valutazioni morali servono al dibattito politico, ma non cambiano la realtà dei conti.

  1. “Non è responsabilità, è solo un atto obbligato”

È entrambe le cose. È un obbligo di legge, ma è anche responsabilità votarlo senza ipocrisie. Il contrario sarebbe stato negare la realtà.

  1. “Nessuno parla delle responsabilità”

Le responsabilità tecniche sono già indicate: disavanzo crescente, debiti fuori bilancio, contenzioso, scarsa riscossione. Quelle personali le accerteranno gli organi competenti. Non si fanno nei post Facebook, ma nelle sedi istituzionali.

  1. “I nuovi consiglieri tacciono”

In una fase come questa, la priorità è la stabilità istituzionale. Non si gioca sulla pelle di un Comune per fare spettacolo politico.

  1. “Non cambierà nulla per i cittadini”

Le aliquote sono già al massimo. Questo significa una cosa sola: i cittadini stavano già pagando il prezzo più alto possibile prima del dissesto. Ed è proprio questo uno dei motivi per cui non c’erano più margini.

  1. “Le tasse erano già alte, quindi è un fallimento”

Esatto: è la dimostrazione che il sistema era già arrivato al limite. Ed è per questo che il riequilibrio non era più possibile.

  1. “Aumento compensi amministratori”

Le indennità seguono norme precise. È legittimo discuterne politicamente, ma non è questo che ha creato 12 milioni di debiti. Non si confondano le cose per fare propaganda.

  1. “La colpa non è dei cittadini”

Nessuno dice che sia solo dei cittadini. Ma i Revisori certificano che la scarsa riscossione è un fattore determinante. La differenza è che qualcuno, negli anni, ha costruito consenso proprio su quel mancato pagamento.

  1. “Mancanza di piano regolatore”

Tema importante, ma non è tra le cause del dissesto indicate nei documenti ufficiali. Non si mischiano piani diversi per creare confusione.

  1. “Colpa dell’OSL”

L’OSL gestisce debiti già esistenti. Non li crea. Dire il contrario è solo un modo per non assumersi responsabilità storiche.

  1. “Nulla cambierà perché sono gli stessi”

Non è vero. Il dissesto cambia tutto: gestione, controlli, regole. Arriva l’Organo Straordinario di Liquidazione. Non è una situazione ordinaria.

Il punto politico vero che qualcuno evita. Per anni abbiamo assistito a una politica fatta di slogan: “tu non pagare”, “ci penso io”, “sono meglio degli altri”. Il risultato oggi è chiaro: casse vuote, servizi deboli e Comune in dissesto

Questa non è politica. È populismo distruttivo, fatto per consenso, poltrone e interessi personali.

Conclusione

Il dissesto non è uno slogan. È una certificazione che Certifica che:

– un sistema ha fallito

– anni di scelte sbagliate hanno prodotto questo risultato

– qualcuno ha preferito il consenso facile alla responsabilità

E chi oggi prova a raccontarla diversamente, lo fa per un motivo molto semplice: non assumersi le proprie responsabilità davanti alla storia di questo Comune. Questa comunità merita rispetto essendo che né uomini e né mezzi uomini ma solo ruffiani e quaraquraqua abbiate il coraggio di stare zitti e di chiedere scusa a tutti i cittadini……e chiedere perdono a ……!