Si attendono le controdeduzioni

Borgetto, cala il sipario sulla Villa della Legalità, avviata revoca per Telejato

Quella che doveva essere la “frontiera del giornalismo contro i boss” rischia di chiudere i battenti sotto il peso di un paradosso: l’accusa di aver smarrito proprio quel principio di legalità che professava di difendere.

L’amministrazione comunale di Borgetto, guidata dal sindaco Roberto Davì e giuridicamente rappresentata dal segretario generale Rosa Damiano, ha ufficialmente aperto il procedimento amministrativo per la revoca dell’assegnazione del bene confiscato di contrada Annunziata all’Associazione Telejato ETS, nata nel maggio 2022 a soli 6 mesi dall’uscita dell’avviso pubblico. La notizia era nell’aria da qualche giorno, ma oggi possiamo ufficialmente comunicarla. Il provvedimento, protocollato dalla Segreteria Generale il 2 aprile 2026 e indirizzata alla Prefettura di Palermo e all’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, contesta all’Associazione Telejato ETS, che detiene il bene, una serie di gravi inadempienze che mettono in discussione la legittimità stessa della permanenza nell’immobile, ricevuto dopo bando pubblico il 05 maggio 2023, ma ufficializzato, con firma della Convenzione e inaugurazione in pompa magna, soltanto il 30 aprile scorso, alla presenza tra gli altri del Prefetto di Palermo Mariani, del Questore Calvino e delle più alte cariche civili e militari della regione.

La decisione giunge al termine di un’inchiesta giornalistica durata mesi, condotta dal sottoscritto sul mio profilo Facebook, le cui istanze di accesso agli atti hanno fatto emergere una realtà radicalmente diversa da quella celebrata neanche un anno fa, nella ricorrenza dell’eccidio che provocò la morte di Pio La Torre.

Il cuore delle contestazioni riguarda la gestione dei tanti stagisti, provenienti da tutta Italia, e dei percorsi formativi, teoricamente indicati nel progetto originario, ma di fatto disattesi fin dal primo giorno di affidamento.

Telejato avrebbe reclutato giovani aspiranti giornalisti tramite i social, sottoponendoli a ritmi di lavoro estenuanti all’interno della struttura. Tuttavia, le indagini giornalistiche hanno rivelato che tali stage erano privi di qualsiasi validità legale.

Sia l’Università degli Studi di Palermo che l’Ordine dei Giornalisti hanno negato l’esistenza di convenzioni o piani formativi certificati. Il quadro delineato è quello di una situazione di irregolarità diffusa: giovani impegnati in attività redazionali senza retribuzione, coperture assicurative o garanzie previdenziali. Testimonianze di ex collaboratori, come quelle di Sara Cozzi e Roberto Disma, hanno ulteriormente aggravato la posizione dell’associazione, lamentando anche l’assenza di adeguate misure di sicurezza sul lavoro.

Oltre al profilo lavorativo, il Comune contesta violazioni amministrative definite “insanabili”. È stata accertata la presenza non autorizzata dell’Associazione Culturale Marconi (editore dell’emittente Telejato) all’interno dell’immobile. L’occupazione dei locali per finalità commerciali legate alla televisione, come la realizzazione del telegiornale, è stata ritenuta incompatibile con la destinazione sociale del bene confiscato. Così come anche l’uso dell’immobile come dormitorio per gli stagisti e per lo stesso Maniaci ha destato non poche preoccupazioni al comune di Borgetto, che non si aspettava tutto questo.

Dalle perizie tecniche e dagli accessi agli atti emerge un quadro di degrado e illegalità strutturale. La villa utilizzerebbe l’acqua direttamente da un pozzo, ma senza che questo sia mai stato dichiarato. È un paradosso: un bene di proprietà della pubblica amministrazione, oggi al centro di polemiche che sono in netta contrapposizione con i principi di legalità.

A completare il quadro è una conclamata morosità fiscale. L’Ufficio Tributi ha rilevato il mancato pagamento della TARI per il triennio 2023-2025 e irregolarità relative all’IMU. Tali inadempienze configurano, secondo l’ente locale, un vero e proprio danno erariale.

Oggi, mentre il Comune avvia ufficialmente il procedimento di revoca, resta l’amarezza per un’occasione perduta e per una bandiera dell’antimafia che sembra essere sbiadita sotto il sole di una gestione personalistica. La mia battaglia, culminata in quella coraggiosa istanza di revoca in autotutela del bene, datata 18 marzo, non è solo una questione di timbri o scartoffie, ma il grido di chi pretende che la legalità non sia un abito da indossare nelle sfilate inaugurali, ma una pratica quotidiana, fatta di rigore, rispetto e verità.

L’associazione, rappresentata da Letizia Maniaci ma di fatto guidata da Pino Maniaci, ha ora quindici giorni per presentare le proprie controdeduzioni, ma l’eco di questa inchiesta resterà a lungo come un monito per chiunque creda che il fine possa giustificare i mezzi, soprattutto quando il fine riguarda la giustizia stessa.

Se le giustificazioni non verranno ritenute valide, la “Villa della Legalità” tornerà definitivamente al comune di Borgetto, la cui azione, sollecitata dalle risultanze investigative del sottoscritto e dal confronto con l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), mette fine a una gestione che sembra essere naufragata proprio sulle basi burocratiche e normative che reggono il riutilizzo sociale dei beni sottratti alla mafia.

Il sospetto, che si fa strada tra le pieghe di questa vicenda, è che ci si trovi davanti all’ennesimo corto circuito di un sistema che auto-alimenta la propria sopravvivenza mediatica per evitare di fare i conti con la realtà dei fatti. Se da un lato il Comune di Borgetto mette nero su bianco violazioni contrattuali e morosità fiscali, dall’altro la risposta non arriva nelle aule amministrative, ma negli studi televisivi, brandendo lo scoop della latitanza maltese di Riina come uno scudo. Resta il nodo di un’antimafia che, invece di farsi esempio di trasparenza, sembra rifugiarsi nel sensazionalismo di documenti anonimi e rivelazioni postume, una strategia che sa più di distrazione di massa che di ricerca della verità, alimentando il timore che la “lotta ai boss” sia diventata, per alcuni, il paravento dietro cui nascondere una gestione del tutto arbitraria del bene comune. Ma Maniaci, si sa, è il passacarte dell’antimafia, ma da oggi lo potrà fare da un’altra parte perchè la Villa ha già provveduto alla notifica di sfratto.

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