La lettera al presidente del libero consorzio

Alcamo, dal sindaco no alla privatizzazione della Funtanazza

Il sindaco di Alcamo, Domenico Surdi, rompe il silenzio sulla vicenda della Funtanazza e chiede ufficialmente un incontro con il Libero Consorzio di Trapani. Una presa di posizione che arriva dopo mesi di polemiche e mobilitazioni da parte di associazioni ambientaliste, cittadini e comitati civici, tutti contrari alla privatizzazione dello storico immobile situato all’interno della Riserva Naturale Orientata di Monte Bonifato.

Il sindaco di Alcamo perplesso sulla privatizzazione della Funtanazza

Il sindaco di Alcamo perplesso sulla privatizzazione della Funtanazza

Nella nota inviata all’ex Provincia, il primo cittadino sottolinea come «la Funtanazza rappresenta un bene comune del territorio, rispetto al quale ogni scelta dovrebbe tenere insieme valorizzazione, sostenibilità ambientale, trasparenza, partecipazione civica e piena tutela della fruizione pubblica». Parole che lasciano trasparire chiaramente la contrarietà dell’amministrazione comunale rispetto all’ipotesi di affidamento ai privati della struttura.

Surdi evidenzia inoltre che il Comune segue la vicenda: «La Funtanazza è un bene di rilevante valore ambientale, paesaggistico e identitario per il territorio», oltre che un presidio importante per l’intera area del Monte Bonifato. Da qui la richiesta di aprire un confronto istituzionale con il Libero Consorzio per trovare una soluzione condivisa, che tenga conto dell’interesse pubblico e delle esigenze del territorio.

La vicenda della Funtanazza è esplosa dopo la conferma nei giorni scorsi, da parte del presidente del Libero Consorzio Salvatore Quinci, della volontà di completare l’iter di affidamento della struttura ai privati. L’immobile, storico punto di riferimento all’interno della riserva, dovrebbe infatti diventare un bar-ristorante, seguendo quanto previsto dalla manifestazione d’interesse avviata nel 2024.

Una scelta che ha provocato la dura reazione del mondo ambientalista. Oltre venti associazioni e comitati civici, tra cui Legambiente e Arci, avevano organizzato nelle settimane scorse un sit-in davanti alla sede dell’ex Provincia, consegnando quasi mille firme contro quella che definiscono una “privatizzazione” della Funtanazza. Secondo i promotori della protesta, la struttura dovrebbe invece diventare un presidio antincendio permanente, un centro di educazione ambientale e uno spazio culturale aperto alla collettività.

Il presidente Quinci, pur confermando il percorso amministrativo già avviato, aveva cercato di mantenere aperto il dialogo con il territorio. Durante l’incontro con gli ambientalisti aveva infatti parlato della possibilità di una co-progettazione, che coinvolga associazioni e volontariato nella gestione e nella tutela della riserva. Un’apertura che però non è bastata a spegnere le preoccupazioni di chi teme che l’interesse economico possa prevalere sulla salvaguardia ambientale.

Le associazioni avevano soprattutto le difficoltà vissute negli ultimi anni dal Monte Bonifato, duramente colpito dagli incendi che avevano distrutto una parte significativa della copertura vegetale della riserva. In questo contesto, la Funtanazza di Alcamo viene considerata un luogo simbolico dal quale rilanciare attività di tutela ambientale, prevenzione degli incendi e sensibilizzazione della comunità.