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Partinico, il rebus dei conti post dissesto, il nodo più grosso resta

Il dissesto finanziario dichiarato dal Comune di Partinico nel 2018 (con riequilibrio completato nel 2021) tira le somme, restano moltissime ombre e tante incertezze legate ai debiti ancora da liquidare. Oltre 30 milioni di euro di passività ancora da definire, a fronte di poco più di 11 milioni di liquidità effettivamente disponibili. È questo il quadro più delicato che emerge dal lavoro dell’Organismo straordinario di liquidazione (Osl), chiamato a fare i conti con l’eredità finanziaria lasciata dal Comune prima del dissesto. Un’eredità pesante, fatta di debiti vecchi anche di decenni, accordi non sempre raggiunti e contenziosi ancora aperti.

L’Osl ha sostanzialmente completato il piano di gestione dei debiti accumulati fino al 2017, cioè prima della dichiarazione ufficiale di dissesto finanziario fatta nell’ottobre del 2018. Un passaggio cruciale in un percorso lungo e complesso, che ha richiesto la ricostruzione puntuale dello stato delle finanze dell’ente per tutto ciò che riguarda debiti e crediti del periodo precedente al crac. Il primo passo è stato quello di mettere insieme le risorse disponibili. La cassa della commissione supera gli 11 milioni di euro, una somma ottenuta grazie a più interventi. La parte più consistente arriva dalle anticipazioni statali destinate ai Comuni in dissesto, pari a circa 8,78 milioni di euro. A queste si aggiungono i recuperi di somme mai incassate negli anni: vecchie entrate comunali, ma anche importi rientrati perché riconosciuti indebitamente, come alcune indennità corrisposte in passato ai consiglieri comunali e poi risultate non dovute.

Parallelamente è stato avviato il lavoro più complesso: la ricognizione dei debiti. In totale sono state esaminate 602 posizioni, per un ammontare complessivo di circa 35,2 milioni di euro. Un’operazione lunga e minuziosa, che ha imposto la verifica di documentazione spesso molto datata e, in diversi casi, la ricerca degli eredi per pratiche risalenti a molti anni fa, come quelle legate agli espropri.

Per contenere i tempi e alleggerire il peso complessivo dell’indebitamento, il Comune ha scelto di ricorrere a una procedura semplificata, basata su accordi transattivi con i creditori. A questi è stata proposta la liquidazione del 50 per cento dell’importo principale, con la rinuncia al resto. Chi ha accettato ha già incassato quanto pattuito. Restano esclusi da questo meccanismo i crediti relativi agli stipendi dei dipendenti comunali, che vengono saldati integralmente e con precedenza. Non tutti i capitoli, però, sono stati chiusi relativi alla parentesi del dissesto di Partinico. Una parte rilevante dei debiti resta ancora sospesa. Circa 6,6 milioni di euro riguardano creditori che non hanno aderito alla proposta o non hanno fornito risposta. Altri 1,7 milioni fanno riferimento a pratiche tuttora in fase di verifica. Particolarmente delicato il fronte dei contenziosi giudiziari: per le cause legali ancora pendenti è stato accantonato un fondo prudenziale di circa 3,37 milioni di euro, nel caso in cui i giudizi si concludano in modo sfavorevole per l’ente.

La quota più consistente, oltre 18 milioni di euro, riguarda invece debiti che non sono stati ammessi perché privi dei requisiti previsti dalla normativa. Sommando tutte queste voci, il totale delle passività non ancora liquidate supera abbondantemente i 30 milioni di euro, un dato che fotografa la complessità della situazione ereditata. Nonostante le difficoltà operative, i continui cambi di personale negli uffici e la gestione di pratiche molto risalenti nel tempo, la Commissione ha chiuso il proprio mandato con un saldo di gestione positivo. Il piano è stato adottato ufficialmente e trasmesso al Ministero dell’Interno per l’approvazione finale. Per Partinico si tratta di un passaggio decisivo per archiviare il dissesto finanziario: archiviare, per quanto possibile, il peso dei debiti del passato e provare a guardare avanti, con l’obiettivo di ricostruire una gestione finanziaria più trasparente e sostenibile.

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