L’affidamento della gestione dello stadio comunale “Giuseppe La Franca” di Partinico alla società Asd 1959 Partinicaudace continua ad alimentare un duro scontro politico. Da un lato il partito della Rifondazione comunista denuncia quella che definisce una “svendita del patrimonio cittadino” e chiede il blocco dell’affidamento; dall’altro il sindaco Pietro Rao respinge ogni accusa, rivendica la piena regolarità della procedura e sostiene che la scelta consentirà di recuperare un impianto lasciato per anni nel degrado. La polemica nasce dopo l’introduzione del nuovo tariffario per l’utilizzo dello stadio, conseguenza dell’affidamento quinquennale della gestione alla società sportiva, che verserà al Comune un canone annuo di 5.500 euro e si è impegnata a realizzare interventi di manutenzione, messa in sicurezza e riqualificazione dell’impianto.
In un duro comunicato, Rifondazione comunista attacca frontalmente l’amministrazione guidata da Pietro Rao, sostenendo che il Comune abbia sottratto ai cittadini l’ultima struttura pubblica a loro disposizione. Secondo il partito, si tratta di «un’operazione di cui la politica dovrebbe solamente vergognarsi», portata avanti «per un’elemosina di appena 5.500 euro all’anno». Il circolo partinicese contesta anche l’introduzione delle tariffe, evidenziando che «ogni singola squadra, associazione o atleta che oserà varcare quei cancelli dovrà pagare la sua quota al privato gestore» e definendo l’operazione «una vera e propria svendita del patrimonio cittadino». Nel mirino finiscono anche le modalità dell’affidamento. Rifondazione si chiede perché sia stata presentata una sola candidatura all’avviso pubblico e solleva dubbi sull’opportunità politica dell’operazione, parlando di «commistione tra politica e affari» e chiedendo che venga garantita «la fruizione pubblica, libera e totalmente gratuita della pista di atletica». Il partito annuncia inoltre la presentazione di un accesso agli atti per verificare la regolarità dell’intera procedura.
La replica del sindaco Rao arriva con toni altrettanto netti. «Quando finiscono gli argomenti, cominciano le calunnie», esordisce il primo cittadino, accusando Rifondazione di sostituire il confronto politico con «insinuazioni, slogan e insulti». Rao respinge l’accusa di privatizzazione dello stadio: «Lo stadio comunale non è stato venduto, né privatizzato. Rimane un bene pubblico del Comune di Partinico. È stata affidata la gestione attraverso una procedura pubblica, trasparente e aperta a tutti». Il sindaco definisce «completamente prive di uno straccio di prova» le accuse di favoritismi e ribadisce che tutti gli atti sono pubblici e consultabili. Rivendica inoltre la scelta amministrativa sostenendo che «qualcuno investe, si assume responsabilità, garantisce manutenzione, custodia, apertura e servizi. Questo significa amministrare, non fare propaganda». Da qui la conclusione: «Noi continueremo ad amministrare. E sarà, come sempre, la città a giudicare chi ha lavorato per risolvere i problemi e chi ha preferito alimentare polemiche senza offrire una sola alternativa concreta».
Lo scontro, dunque, resta aperto e si sposterà probabilmente anche sul piano amministrativo con l’esame degli atti richiesto dall’opposizione. Sullo sfondo rimane il nodo centrale della vicenda: trovare un equilibrio tra la valorizzazione dello stadio di Partinico, che necessita di investimenti, e la tutela dell’accesso pubblico a una struttura considerata patrimonio dell’intera comunità.
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