«La salute dei cittadini di Partinico resta in ostaggio» e sulla delocalizzazione della distilleria Bertolino si torna a parlare di «farsa, bugie e prese in giro». È un durissimo atto d’accusa quello lanciato da Legambiente e Rifondazione Comunista dopo la decisione del Tar di sospendere il percorso avviato dal Comune per la chiusura dello stabilimento della distilleria Bertolino di viale dei Platani. Due documenti diversi, ma accomunati dalla convinzione che la vicenda rappresenti il fallimento di anni di promesse e rinvii, con cittadini e territorio costretti ancora una volta ad attendere una soluzione definitiva.
Per Legambiente il rinvio al giudizio di merito fissato per febbraio 2027 rappresenta «l’ennesima beffa» per una città che da decenni convive con un impianto ritenuto incompatibile con il centro abitato. L’associazione ribadisce che un’industria classificata come insalubre di prima classe non dovrebbe continuare a operare nel cuore della città e accusa politica e istituzioni di avere favorito, negli anni, interessi economici anziché la tutela della salute pubblica. Secondo gli ambientalisti, l’accordo di delocalizzazione del 2013 si è rivelato privo di una reale efficacia vincolante e il rinvio deciso dal Tar prolunga ulteriormente una situazione definita «un’agonia infinita».
Ancora più duro il giudizio di Rifondazione Comunista, che rivendica di avere denunciato fin dall’inizio quella che definisce una «finta delocalizzazione». Il partito sostiene che la decisione del tribunale confermi i dubbi espressi per anni sulla reale volontà di trasferire lo stabilimento e attacca sia le amministrazioni del passato sia quella attuale, accusandole di avere alimentato aspettative mai concretizzate. «Il tempo ci ha dato ragione», afferma Rifondazione, chiedendo un cambio di passo nella gestione della vicenda. La decisione del tribunale amministrativo consente, intanto, alla distilleria Bertolino di proseguire l’attività almeno fino alla sentenza di merito prevista per febbraio 2027. I giudici hanno accolto la richiesta cautelare dell’azienda, ritenendo necessario approfondire diversi aspetti dell’accordo di delocalizzazione sottoscritto nel 2013 tra Comune e impresa.
Anche il Pd è andato giù duro contro l’amministrazione: «L’ordinanza sulla chiusura della distilleria Bertolino si è rivelata l’ennesimo fallimento dell’amministrazione Rao – si legge in una nota -, incapace di affrontare concretamente il tema della salute dei cittadini. La sentenza del Tar ha evidenziato le criticità della convenzione del 2013, da sempre ritenuta dal Partito Democratico uno strumento inefficace e privo di risultati sulla delocalizzazione. Restano ancora senza risposta i controlli sugli scarichi, le verifiche ambientali e gli adempimenti legati alla Vuia (autorizzazione per poter l’industria scaricare, ndr). Chiediamo trasparenza, atti concreti e non provvedimenti spot destinati a essere bocciati dai tribunali».
Secondo il Tar, le clausole della convenzione non presentano una forza vincolante tale da giustificare automaticamente la cessazione dell’attività della Bertolino a Partinico, anche perché il trasferimento era subordinato alla possibilità di ottenere finanziamenti pubblici o privati mai concretizzati. Inoltre, il tribunale considera sproporzionata la misura espulsiva adottata dal Comune, evidenziando che non sono emerse violazioni sanitarie o irregolarità tali da imporre l’immediata chiusura dello stabilimento. Il sindaco Pietro Rao, pur esprimendo rammarico per l’esito della fase cautelare, ha sottolineato come la fissazione dell’udienza pubblica di merito rappresenti un passaggio decisivo, assicurando che l’amministrazione continuerà a difendere le proprie ragioni nell’interesse della tutela del territorio e della salute pubblica.
«C’è una differenza sostanziale – commenta il primo cittadino entrando nel merito delle polemiche – tra amministrare un Comune e fare opposizione. Noi abbiamo adottato tutti gli strumenti previsti dalla legge per arrivare alla chiusura definitiva dello stabilimento Bertolino, assumendoci ogni responsabilità. Il ricorso al Tar ha sospeso il percorso e, in uno Stato di diritto, le decisioni dei giudici vanno rispettate, con il merito che sarà discusso a febbraio 2027. Chiedere al sindaco di ignorare la legge o compiere atti arbitrari significherebbe esporre il Comune a gravi conseguenze. Amministrare vuol dire agire nel rispetto delle regole e tutelare concretamente gli interessi della città. Continueremo a utilizzare ogni strumento consentito dalla legge per raggiungere l’obiettivo della chiusura definitiva dello stabilimento: gli slogan passano, gli atti amministrativi restano».


