Stop agli aumenti

Borgetto, Consiglio approva Pef TARI, «la gestione rifiuti sfiora il milione e mezzo l’anno»

Mentre le case dei cittadini continuano a subire i disservizi di un sistema di igiene urbana mai pienamente convincente, le carte contabili remano in direzione opposta: conti alla mano, per far quadrare i bilanci sui rifiuti servono cifre capogiro. Il Consiglio Comunale di Borgetto nella seduta del 23 luglio ha ufficialmente approvato il Piano Economico Finanziario (PEF) per il triennio 2026-2029, blindando per il solo 2026 una spesa complessiva di ben 1.523.505 euro. Una montagna di denaro che ricadrà interamente sulle spalle dei contribuenti borgetani, chiamati a coprire al 100% i costi di un’opera di pulizia e smaltimento che sulle carte brilla, ma nella vita di tutti i giorni lascia pesanti perplessità. Basti vedere le periferie urbane, come l’area antistante l’ex monastero dei Padri Passionisti in cui sorge la storica fontana: alle spalle micro-discariche che, nel tempo, possono anche inquinare le falde.

Il dato politico e gestionale che emerge dai documenti della SRR Area Metropolitana è spietato. Borgetto è un Comune ufficialmente in dissesto finanziario – dichiarato nel 2026 – che si ritrova a pagare costi unitari per i rifiuti notevolmente superiori ai parametri di riferimento (i cosiddetti benchmark di settore). A fronte di un costo medio nazionale o di settore calcolato intorno ai 51,90 centesimi al chilo, la gestione nel territorio borgetano schizza a cifre ben piú elevate, toccando picchi storici anche sopra gli 80 centesimi al chilo. Un’inefficienza economica evidente che le istituzioni giustificano dietro le rigide formule dell’ARERA, ma che nella pratica si traduce in bollette salatissime.

E qui casca l’asino sulla gestione della Dusty S.r.l., la società che gestisce sul campo le operazioni di raccolta e spazzamento. Leggendo tra le righe delle valutazioni ufficiali dell’Ente d’Ambito, emerge un quadro a due facce che merita una riflessione provocatoria. Da un lato ci si vanta di percentuali di raccolta differenziata sulla carta accettabili (intorno al 70%); dall’altro, la valutazione complessiva sull’efficacia dell’effettivo avvio al riciclo e riutilizzo dei materiali viene definita, senza mezzi termini, dagli addetti ai lavori come “NON SODDISFACENTE” .

Abbiamo sentito il sindaco, Roberto Davì, a cui abbiamo chiesto com’è possibile che a fronte di oltre 1,5 milioni di euro all’anno prelevati dalle tasche dei cittadini, il servizio offerto dalla Dusty registri falle cosi evidenti nella filiera della qualità e dell’effettivo recupero? I cittadini si sforzano a separare la spazzatura a casa, sopportano scadenze e calendari di ritiro, ma il sistema perde colpi proprio dove si dovrebbe fare il salto di qualità. Nessuna risposta è pervenuta dal primo cittadino.

Per di più, l’allineamento dei costi non concede sconti: il PEF prevede persino ritocchi e costi aggiuntivi di decine di migliaia di euro inseriti per presunti “miglioramenti della qualità” o adeguamenti inflattivi. Ma Borgetto, oggi, è davvero più pulita di ieri? Sul tema del PEF TARI abbiamo sentito anche il Presidente del Consiglio Comunale, Benedetto Cucchiara, che ai microfoni di Partinicolive ha tenuto a precisare l’andamento delle tariffe rispetto all’ultimo periodo: “Mentre negli ultimi due anni abbiamo dovuto aumentare la tassa sui rifiuti, quest’anno la cifra è rimasta la stessa”. Una precisazione che punta a evidenziare una fase di stabilità contabile rispetto ai rincari del passato, ma che al contempo conferma come la pressione fiscale sulla TARI resti comunque attestata sui massimi livelli raggiunti negli anni precedenti. Il Parere favorevole dei Revisori dei Conti e la votazione d’urgenza in Consiglio mettono il timbro formale su un meccanismo finanziario che non fa una piega dal punto di vista burocratico. Ma la matematica contabile non sempre coincide con la giustizia sociale. Pagare cifre fuori mercato per una catena dello smaltimento che la stessa SRR definisce non del tutto soddisfacente sotto il profilo dell’efficacia è un lusso che un Paese in dissesto non dovrebbe permettersi.