Proteggi la pelle

I rischi del sole sulla pelle e la minaccia della disinformazione, ecco cosa sapere

Anni di esposizione al sole senza un’adeguata protezione finiscono, prima o poi, per presentare un conto salato alla salute della nostra pelle. A lanciarne il chiaro monito è il dottor Andrea Faraci, chirurgo dermatologo dell’Ospedale San Raffaele e dell’Istituto Dermatologico Europeo di Milano, che ogni anno esegue oltre ottocento interventi di chirurgia dermatologica. Dall’osservatorio quotidiano della sala operatoria, lo specialista mette in guardia dai pericoli della radiazione ultravioletta, ma si scaglia anche contro la pericolosa disinformazione che continua a rincorrersi sui social network, dove troppo spesso vengono diffusi messaggi privi di validità scientifica che ridimensionano i rischi del sole o mettono in dubbio l’efficacia delle protezioni solari.

La casistica clinica parla chiaro. La maggior parte delle lesioni asportate chirurgicamente è rappresentata dai carcinomi basocellulari, comunemente nota come basaliomi. Sebbene queste neoplasie di rado diano origine a metastasi, la loro tendenza a infiltrarsi nei tessuti circostanti richiede asportazioni chirurgiche talvolta complesse e radicali. Molto più temibile è invece il melanoma, una forma tumorale fortunatamente meno frequente ma decisamente più aggressiva e insidiosa. La comparsa di entrambe le forme è direttamente legata alla storia di esposizione della pelle ai raggi ultravioletti, come dimostra anche la mappa delle sedi corporee più colpite, tra cui viso, cuoio capelluto, décolleté, spalle, braccia e gambe, ovvero le zone più esposte durante la vita quotidiana e durante l’estate.

I raggi UV danneggiano in maniera progressiva e cumulativa il DNA delle cellule cutanee. Se è vero che le persone dal fototipo chiaro, con capelli biondi o rossi e occhi chiari, presentano una vulnerabilità maggiore, lo specialista precisa che nessuno può considerarsi immune. Un’esposizione intensa, prolungata e sprovvista di idonei riparo aumenta esponenzialmente il rischio anche per chi possiede carnagioni più scure. Un fattore di rischio particolarmente critico è poi rappresentato dall’uso di lettini e lampade abbronzanti, la cui pericolosità è ampiamente documentata dalla letteratura scientifica: i solarium artificiali incrementano significativamente la probabilità di sviluppare tumori della pelle anche in soggetti in giovane età.

Di fronte a questo scenario, la prevenzione primaria e secondaria rappresenta l’unica vera arma per tutelare la salute e ridurre la necessità di ricorrere al bisturi. Per una corretta prevenzione risulta fondamentale sottoporsi regolarmente a una mappatura digitale dei nei tramite videodermatoscopia con frequenza annuale, un controllo raccomandato già a partire dai diciotto o venti anni di età. La diagnosi precoce consente infatti di individuare eventuali melanomi nelle loro fasi iniziali, come nello stadio in situ o pT1a, fasi in cui le probabilità di guarigione completa sfiorano la totalità dei casi, laddove una diagnosi tardiva compromette drasticamente la prognosi.

Oltre ai controlli periodici, la gestione dell’esposizione solare richiede accortezze pratiche imprescindibili. Durante la stagione estiva è consigliabile limitare l’esposizione diretta nelle ore di massima intensità dei raggi, indicativamente tra le 11 e le 16, e fare ricorso a protezioni fisiche come cappelli a tesa larga, occhiali con filtri UV e abbigliamento idoneo. L’impiego delle creme solari ad ampio spettro contro i raggi UVA e UVB, con un fattore di protezione pari a SPF 30 o 50+, deve essere considerato una buona abitudine quotidiana e non un semplice optional. La protezione va applicata con generosità e rinnovata ogni due ore o subito dopo ogni bagno. Infine, l’abbandono totale dei dispositivi per l’abbronzatura artificiale si conferma una scelta determinante, poiché la ricerca di un colorito dorato non può giustificare il prezzo di un danno biologico irreversibile.