C’è un limite oltre il quale il silenzio rischia di somigliare alla complicità o alla rassegnazione. E quel limite, nel panorama dell’informazione locale, è stato valicato da tempo. Assistiamo ormai quotidianamente a uno spettacolo triste, ossessivo e sgradevole: un attacco sistematico, denigratorio e privo di qualunque criterio deontologico sferrato durante i telegiornali di un’emittente locale contro i colleghi della stampa di Partinico, colpevoli soltanto di svolgere il proprio lavoro con professionalità e rigore.
Oggi si è toccato nuovamente il fondo. Oggetto dell’ennesimo e farneticante affondo è stato un articolo d’informazione pura, a firma del nostro giornalista Michele Giuliano, dedicato ai dettagli tecnici e contabili della gestione finanziaria del Comune di Partinico dopo la chiusura del dissesto. Un pezzo di cronaca amministrativa e trasparenza, trasformato dal solito show televisivo nell’occasione per sputare contumelie: accuse di scrivere “sotto dettatura del padrone”, illazioni sulla servitù nei confronti dei potenti, insinuazioni offensive volte a ridicolizzare il lavoro di una redazione e persino l’accusa ridicola di fare “titoli ad effetto che non corrispondono a verità”.
A questo proposito, vale la pena spendere due parole per fare una piccola lezione di giornalismo a chi evidentemente confonde la sintesi informativa con il sensazionalismo da avandeville. Il titolo di un articolo di giornale ha una funzione ben precisa: condensare il nucleo della notizia, catturare l’attenzione del lettore e spingerlo ad approfondire il contenuto nel corpo del pezzo, che ne sviluppa i dettagli con dati e riscontri. Fare informazione significa saper sintetizzare senza tradire i fatti. Ma comico — o forse grottesco — è che le lezioni sul come si titola arrivino da chi per anni ha costellato i propri sottopancia e i propri articoli di errori grammaticali e sintattici così madornali da non essere degni neanche del giornaletto delle scuole materne. Chi non domina la lingua italiana, la sintassi di base e le regole elementari della scrittura professionale dovrebbe avere quantomeno il buon gusto di evitare lectio magistralis sulla titolazione altrui.
Chi dirige questo giornale non intende più far passare sotto silenzio questa narrazione tossica. C’è una dignità professionale da tutelare, quella di Michele Giuliano e di tutti i cronisti che ogni giorno consumano le suole delle scarpe per raccontare il territorio senza urlare, senza inscenare teatrini e senza usare il megafono della TV per consumare vendette personali o battere cassa simbolica nei confronti dei competitor.
Vale allora la pena rinfrescare la memoria a chi fustiga gli altri con tanta disinvoltura, ricordando altri due dettagli tutt’altro che secondari.
Il primo riguarda il rispetto e la legittimità della professione: a Partinico c’è chi il tesserino da giornalista lo ha conquistato con gli anni, sul campo, con il sudore, la gavetta e la rigorosa osservanza delle regole dell’Ordine, a differenza di chi il tesserino lo ha ottenuto quasi per concessione d’ufficio dopo aver esercitato per anni la professione abusivamente. Parlare di deontologia, di autonomia o di correttezza quando si ha un simile percorso alle spalle è un esercizio di ipocrisia al limite del ridicolo.
Il secondo dettaglio, se possibile ancora più grottesco, è la corta memoria di chi oggi definisce Partinicolive un “giornaletto che leggono solo padri, madri e fidanzati”. Si dà il caso che fino al febbraio del 2026 proprio Pino Maniaci sia stato il direttore responsabile di questo giornale. Sputare sul piatto dove si è mangiato per anni non è soltanto un pessimo esercizio di stile: significa autodelegittimarsi. Se questa testata fosse davvero ciò che oggi lui ridicolizza in onda, allora bisognerebbe dedurne che per anni è stata guidata proprio da chi oggi pretenderebbe di salire in cattedra a fare la morale a tutti.
La verità è un’altra. La credibilità non si costruisce urlando insulti davanti a una telecamera, né cercando di affondare i colleghi per coprire i propri complessi di superiorità ormai del tutto ingiustificati. La credibilità si costruisce sui fatti, sulle notizie verificate, sui bilanci analizzati, sul rispetto dei lettori e su una scrittura pulita e corretta. Partinicolive andrà avanti esattamente come ha sempre fatto: raccontando i fatti di questa città, difendendo fino all’ultimo la dignità e l’autonomia dei propri giornalisti e lasciando il livore, l’insulto e le macchiette a chi non ha altro da offrire al proprio pubblico.


