Quasi fuori dal runts

Telejato ETS, scure della Regione, «a un passo dalla cancellazione»

Il racconto epico dell’emittente comunitaria, diretta da Pino Maniaci, che si vanta di combattere i mulini a vento del potere quando in realtà si scontra con procedure illegali e ibride che con l’antimafia hanno poco da dividere, perde un altro pezzo di narrazione, travolto non da un complotto oscuro, ma dall’irrefutabile trasparenza dei registri contabili. Nell’ambito della circostanziata inchiesta giornalistica condotta da Daniele Viola sulla gestione della “Villa della Legalità”, i contorni dell’intera vicenda assumono sfumature sempre più stringenti. Dopo l’ordinanza di sgombero e la riconsegna delle chiavi dell’immobile confiscato di Borgetto, avvenuta lo scorso 23 luglio a conclusione di un sit-in popolare, e in attesa che il Tar, il prossimo 8 settembre, si esprima su un ricorso che sa sempre più di arroccamento difensivo, per l’associazione “Telejato ETS”, presieduta da Letizia Maniaci, scatta infatti il conto alla rovescia finale. Un colpo fatale che comporterebbe la perdita immediata della qualifica di ETS e di tutti i benefici fiscali connessi, a partire dalle quote del 5×1000 percepite negli anni e sulla cui reale destinazione finale non è mai stata fatta piena luce. A scardinare l’immagine dell’ente è stato proprio il lavoro d’indagine di Viola, che attraverso una serie di esposti chirurgici ha costretto gli uffici regionali a guardare oltre la consueta patina di legittimità formale.

Le carte presentate tratteggiano un perimetro gestorio a dir poco sconcertante: bilanci ufficiali nei quali le voci relative a utenze e consumi energetici per gli anni 2023 e 2024 risultano azzerate a zero euro — un miraggio fisico e contabile per una struttura televisiva in piena attività —, organi direttivi mai rinnovati e decaduti da un triennio, e inquietanti travasi finanziari catalogati come “prestiti” da entità commerciali terze.

Ma il cortocircuito più vistoso ed emblematico sollevato dall’inchiesta sulla “Villa della Legalità” riguarda il contributo pubblico a fondo perduto di 20.000 euro. Nati da un controverso emendamento finanziario caldeggiato all’Assemblea Regionale dal deputato Ismaele La Vardera e destinati a finanziare la tinteggiatura dei “murales della legalità” eseguiti dall’artista Giulio Rosck sui muri della sede di Borgetto, quei fondi sono finiti al centro di furiose polemiche politiche prima, e di un cono d’ombra contabile poi. Erogati nel 2024 dall’Assessorato sotto il capitolo dell’adeguamento digitale e tecnologico, i 20.000 euro sono stati regolarmente incassati dall’associazione, ma sono misteriosamente scomparsi dai prospetti finanziari depositati al RUNTS. Un’omissiva “dimenticanza” che non solo viola palesemente gli obblighi di trasparenza della legge sui contributi pubblici, ma che inficia l’attendibilità dell’intero rendiconto, sollevando seri interrogativi sulla veridicità delle dichiarazioni rese alla Pubblica Amministrazione.

Se in una prima fase il Servizio 6 del RUNTS aveva provato a trincerarsi dietro il paravento della “presunzione di veridicità” delle dichiarazioni prodotte dall’ente, il tiro si è drasticamente aggiustato di fronte al rischio di omessa vigilanza. Con la nota del 7 luglio indirizzata al direttore di Partinicolive, Daniele Viola, la Regione Siciliana dichiara che i documenti fin’ora presentati dall’associazione attestano la «non veridicità e la non rappresentatività della reale situazione economico/contabile» dell’ente, comunicando l’avvio formale dei controlli straordinari sul caso.

​A mettere il punto esclamativo sulla crisi dell’ente è ora la formale diffida ad adempiere firmata dal Dirigente dell’assessorato, Guglielmo Reale, che ha dato l’ultimatum di 30 giorni all’associazione borgettana. Adesso si attende la scadenza del 12 settembre ormai alle porte e le segnalazioni trasmesse alla Guardia di Finanza di Partinico e al Ministero del Lavoro, per Telejato la cancellazione dal Registro Unico appare il probabile epilogo di una stagione in cui la forma ha preteso troppo a lungo di sostituirsi alla sostanza della legalità.

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