L’ombra dell’illegittimità e della paralisi amministrativa rischia di travolgere i conti del Comune di Borgetto, dove lo scontro politico-burocratico sulla composizione dell’Organo di Revisione Economico-Finanziaria (OREF) si intreccia con un vero e proprio nodo di diritto pubblico. A far esplodere il caso era stata, nel giugno 2025, la sospensione cautelare interdittiva di un anno comminata al Presidente del Collegio dei Revisori, Antonino Sciacchitano, allora in carica, accusato di essere al centro di un sistema di corruzione relativo ad appalti truccati nella sanità in Sicilia.
Da quel momento si è innescato un lungo braccio di ferro tra la linea della rigidità procedurale e le resistenze dei funzionari. Fin dai primi momenti, l’allora Segretaria Generale Rosa Damiano — in servizio presso l’Ente fino allo scorso 30 giugno — aveva tracciato la rotta procedurale, facendo leva sull’articolo 235 del TUEL e sul Regolamento comunale per sancire la decadenza del Presidente sospeso a fronte di impedimenti superiori ai quattro mesi. Su questa spinta, il 7 novembre 2025 il Consiglio Comunale aveva approvato la Deliberazione n. 28 per disporre la surroga immediata del componente decaduto tramite lo scorrimento dei supplenti estratti nel 2024. Un percorso avallato anche dal Dipartimento Regionale delle Autonomie Locali con nota del 7 ottobre 2025. Tuttavia, preso atto dell’inerzia dell’Area Finanziaria, la Segretaria Damiano il 31 maggio scorso ha inviato un esposto alla Procura della Corte dei Conti e all’Ufficio Ispettivo della Regione Siciliana per segnalare il mancato rispetto di un atto d’indirizzo consiliare esecutivo e i rischi legati al funzionamento monco del Collegio.
La spaccatura si è fatta definitiva il 30 giugno 2026, quando il nuovo Responsabile dell’Area Finanziaria, Benedetto Pirreca, ha siglato la nota con cui rifiutava lo scorrimento e richiedeva un nuovo bando. Uno scenario complicato ulteriormente dal riscontro dell’Assessorato Regionale, in risposta a un’istanza di accesso ai documenti, che si è dichiarato estraneo alla procedura. La situazione attuale a Borgetto presenta risvolti giuridici ed economici di gravissima entità. Il Collegio dei Revisori degli enti locali è infatti per legge un collegio perfetto e non può operare o esprimere valutazioni con soli due componenti in carica. La destituzione o la decadenza interrompono le funzioni in modo immediato, paralizzando l’organo di controllo fino all’insediamento del sostituto. Qualsiasi parere o relazione tecnica emessa da un organo incompiuto è esposta al rischio di nullità o inesistenza per vizio di costituzione, trascinando con sé nel baratro della illegittimità tutti gli atti approvati dal Consiglio Comunale privi del necessario e valido supporto contabile.
Questo corto circuito rischia di travolgere direttamente due provvedimenti chiave adottati dal Municipio: da un lato la delibera sull’aumento delle indennità per il sindaco, la giunta e il presidente del consiglio comunale, unitamente all’incremento dei gettoni di presenza destinati ai consiglieri; dall’altro lato — ed è lo scoglio ben più drammatico per le sorti della comunità — la delibera con cui il Consiglio ha formalmente dichiarato il dissesto finanziario dell’Ente. Ai sensi dell’articolo 244 del TUEL, infatti, l’atto di dissesto deve essere tassativamente accompagnato dalla relazione dettagliata dell’organo di revisione nella sua interezza. In mancanza di un collegio integro, le delibere risultano del tutto viziate e procedimentalmente bloccate. Senza un’immediata procedura d’urgenza per completare il plenum della revisione, il Comune si ritrova su una vera e propria polveriera giuridica, dove a saltare non saranno solo i compensi della politica, ma l’intera impalcatura contabile con cui si è cercato di mettere in sicurezza i conti dell’ente.


