Il dibattito politico a Partinico scivola ben oltre il limite del confronto istituzionale, trasformando la massima assise cittadina nel teatro di un’escalation verbale senza precedenti. Lo scontro a distanza tra il sindaco Pietro Rao e il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Toti Comito, nato sul tema cruciale della sicurezza in città, si è consumato prima a colpi di post sui social network e poi è esploso clamorosamente all’interno dell’aula consiliare.
La miccia s’era accesa nelle ore precedenti, quando il primo cittadino aveva affidato alla rete una durissima presa di posizione contro il consigliere di opposizione. Rao, respingendo le accuse di aver svuotato di significato il confronto istituzionale rilasciando un’intervista prima dell’incontro previsto con i consiglieri, aveva rivendicato la propria autonomia comunicativa: «Comito stia sereno: l’agenda del Sindaco non la detta lei, io non mi nascondo dietro una porta ma sui problemi ci metto la faccia». Un attacco diretto in cui l’amministrazione accusava il consigliere di cercare il palcoscenico personale anziché risposte concrete per i cittadini.
La replica di Comito non si era fatta attendere, arrivando via social con toni altrettanto aspri. Il consigliere, contestando al sindaco di rispondere persino ai messaggi scambiati nella chat riservata dei consiglieri grazie a «quattro servi sciocchi», aveva riportato il focus sul programma elettorale del 2022. Comito aveva denunciato il mancato rispetto delle promesse su videosorveglianza, presidio dei vigili e sicurezza del territorio, sostenendo che la situazione attuale – tra risse in piazza e sofferenza del commercio locale – fosse peggiorata persino rispetto al periodo della gestione commissariale.
Ma è durante la seduta del Consiglio comunale che il confronto ha toccato il punto di non ritorno. Prendendo la parola per la sua replica subito dopo l’intervento del sindaco, Comito ha pronunciato un passaggio che ha raggelato l’aula e fatto schizzare alle stelle la tensione tra i due: «Volevo comunicare al sindaco che arrivato a tarda sera quando mi chiudo nel bagno di casa mia l’unica incertezza che ho è quale mano utilizzare, questo per essere chiaro».
Una frase sconsiderata, un’allusione volgare che richiama direttamente la sfera sessuale. Pronunciare parole di questo tenore all’interno di un luogo pubblico, deputato per definizione al dialogo democratico, alla sintesi politica e al rispetto delle istituzioni, rappresenta una deriva inaccettabile. L’episodio costituisce un vero e proprio atto osceno verbale, degenerato rapidamente in ingiurie scambiate a distanza ravvicinata e in un contatto sfiorato che ha richiesto l’intervento dei presenti per evitare il peggio.
Non si tratta purtroppo di uno scivolone isolato nel modo di intendere il ruolo pubblico da parte del consigliere. Già qualche mese fa, infatti, Comito si era reso protagonista di un altro episodio discutibile, prendendo a ridere e liquidando con battute di spirito, al fianco del giornalista Pino Maniaci, una vicenda gravissima emersa dalle informative dell’arma dei Carabinieri, secondo cui il giornalista avrebbe viaggiato in passato con una pistola calibro 38 con matricola abrasa. In quell’occasione, anziché ravvisare la gravità istituzionale del fatto, il consigliere scelse la strada dell’ironia e della difesa d’ufficio.
La reazione alla volgare provocazione, del Sindaco Rao, altrettanto esagerata e fermamente da condannare, non si è fatta attendere. Preso dalla foga, il primo cittadino si è avvicinato a Comito scagliandosi verbalmente contro il consigliere, venendo a contatto quasi diretto con l’avversario politico, l’intervento dei presenti, ha evitato che la situazione potesse ulteriormente degenerare.
A confermare la gravità dell’accaduto e il clima di forte tensione sono giunte, a margine della seduta, le amare parole del Presidente del Consiglio Comunale, Erasmo Briganò. Il presidente ha sottolineato il profondo rammarico per l’immagine negativa offerta alla cittadinanza, specialmente a fronte del lavoro preventivo svolto prima dell’assise per affrontare l’emergenza ordine pubblico in centro storico. Briganò ha evidenziato come si sia superato di molto il limite, tra lessico scurrile e lo scontro fisico sventato a fatica, arrivando persino a definire «un bene» il fatto che i cittadini non abbiano potuto assistere a tali scene. Nell’auspicare che la maturità dei protagonisti consenta di chiudere questa pagina ingenerosa per le istituzioni, il Presidente ha ricordato che i lavori d’aula sono comunque proseguiti con l’approvazione di diversi debiti fuori bilancio e il rinvio del Piano operativo annuale al 10 settembre, contestualmente all’avvio dell’iter per l’esame della bozza del nuovo regolamento sulla sicurezza urbana.
Quando un consigliere comunale dimentica il valore della carica che riveste, scambiando l’aula consiliare per un palcoscenico da avanspettacolo o da osteria, a perdere non è solo una parte politica, ma l’intera città. Chi siede tra quei banchi rappresenta i cittadini di Partinico e ha il dovere etico e morale di mantenere il linguaggio entro i binari del rispetto, della dignità e della decenza. Se il dibattito amministrativo scende a livelli simili, a essere mortificata è la funzione stessa della democrazia rappresentativa.


