Un imprenditore di Partinico nel campo della produzione biologica di ortaggi resta inorridito dopo essere stato in un supermercato. «Dentro quel supermercato sembrava di trovarci davanti a un reparto di somministrazione del veleno». È una frase destinata a far discutere quella contenuta nella lettera aperta di Antonino Novena, fondatore di Beddu Cori – Orto Biorigenerativo, realtà di Partinico impegnata nella coltivazione di ortaggi e frutta biologici. Una riflessione nata dopo una semplice visita al supermercato insieme alla moglie e trasformata in una denuncia sulla provenienza dei prodotti, sulla stagionalità e sulle modalità con cui oggi il mercato agroalimentare riesce a garantire praticamente qualsiasi prodotto durante tutto l’anno.
Novena racconta di aver osservato con particolare attenzione il reparto ortofrutta, rimanendo colpito soprattutto dalla provenienza dei prodotti. «Il 90% circa degli ortaggi era di provenienza spagnola», scrive, mentre per la frutta secca la provenienza indicata era prevalentemente statunitense. I prodotti italiani, secondo il racconto dell’imprenditore, apparivano quasi come un’eccezione. Ma è soprattutto la stagionalità a sollevare i maggiori interrogativi. Pomodori, peperoni e melanzane, tipicamente estivi, si trovavano accanto a cavoli cappuccio, porri, cavolfiori e broccoletti, prodotti generalmente legati ai periodi più freschi dell’anno.
«La natura ha i suoi tempi», sottolinea Novena, ponendo una domanda semplice ma provocatoria: come è possibile avere sugli scaffali, nello stesso momento, prodotti appartenenti a cicli stagionali completamente differenti? L’imprenditore spiega che tecnicamente alcune coltivazioni fuori stagione possono essere ottenute attraverso serre riscaldate, modificando artificialmente temperatura e condizioni ambientali e ricorrendo a tecniche agronomiche specifiche. Ma davanti alla presenza di ortaggi tipicamente autunnali e invernali durante un’estate caratterizzata da temperature elevate, la domanda resta: «Come fanno?».
La sua riflessione, però, va oltre il singolo prodotto. Secondo Novena, il consumatore ha progressivamente perso il rapporto con i ritmi naturali, arrivando a considerare normale trovare «pomodori a gennaio, cavolfiori ad agosto e fragole quando non è stagione». Da qui l’appello ai consumatori: non guardare soltanto il prezzo, ma anche provenienza e stagionalità.
«Vogliamo soltanto che le persone sappiano cosa stanno comprando», scrive Novena, sottolineando come dietro un semplice ortaggio possano esserci trasporti per migliaia di chilometri, energia, refrigerazione e tecniche di conservazione. «Ne va della nostra salute. Ne va dell’ambiente. E, soprattutto, ne va del futuro della nostra agricoltura». Un invito, quello dell’imprenditore di Partinico, a riscoprire il valore della produzione locale e a tornare ad ascoltare i tempi della natura: «La natura ha una stagione per ogni cosa. Forse dovremmo semplicemente ricominciare ad ascoltarla».


