Le aule istituzionali dovrebbero essere il tempio della parola misurata, del confronto civile e della rappresentanza democratica. Quando, al contrario, si trasformano in un’arena da avanspettacolo in cui risuonano allusioni becere, sboccate ed espliciti ammiccamenti sotto la cintura, a risultare colpita al cuore è l’intera comunità. Ma c’è una categoria specifica di soggetti che in quelle ore ha subito un’offesa doppia, silenziosa ma profonda: le donne presenti in quell’aula, chiamate ad assistere a uno spettacolo grottesco che svilisce la funzione stessa del mandato elettroale.
Nel marasma di un dibattito degenerato fino al contatto fisico sfiorato, una voce femminile si è levata con lucidità e fermezza a tracciare una linea di demarcazione. La consigliera comunale di Forza Italia, Eleonora Rappa, ha preso la parola per esternare la propria totale dissociazione da quanto accaduto, richiamando l’intero consesso alle proprie responsabilità etiche e morali. «Questo Consiglio comunale è una comunità eletta dalla comunità, noi dobbiamo essere l’esempio per la collettività», ha ribadito la consigliera, sottolineando come l’inseguimento dell’esibizionismo e della gratificazione personale stia affossando il ruolo istituzionale. Per dare un segnale plastico di rifiuto verso quel linguaggio di bassissima lega, la consigliera Rappa ha abbandonato l’aula, preannunciando che tornerà a farlo ogni qualvolta si ripresenteranno simili bassezze, e chiedendo al contempo alla presidenza del Consiglio una maggiore rigidità nell’arginare certi comportamenti.
Un’intransigenza doverosa, quella mostrata dalla Rappa, che rende tuttavia ancora più fragoroso e assordante il silenzio delle altre consigliere donne presenti in aula. Colpisce in particolar modo la mancata presa di posizione della consigliera Vanessa Costantino, compagna di “banco” dello stesso Comito, rimasta immobile ad assistere a una deriva verbale che avrebbe richiesto una censura unanime, trasversale e priva di appartenenze politiche. Perché se è vero che la reazione del sindaco Rao sul piano dialettico non è stata certamente tra le più felici e composte, tanto da alzarsi e andare faccia a faccia con il rivale politico, va riconosciuto come il suo intervento non abbia intaccato direttamente la sfera della dignità femminile. Cosa che invece fa, in maniera strutturale, l’uso disinvolto di un turpiloquio che degrada lo spazio pubblico a luogo inospitale per chiunque pretenda rispetto.
L’episodio non rappresenta purtroppo un evento isolato, ma si inserisce in un solco già tracciato dove il linguaggio scurrile della politica locale finisce sistematicamente per penalizzare e mortificare la presenza femminile. Quando la politica perde la bussola della decenza e scivola nella volgarità, non sta soltanto inscenando un brutto momento di cronaca cittadina; sta deliberatamente avvelenando il clima culturale di un paese. Le istituzioni non si difendono con il silenzio complice o con l’assuefazione al peggio. Serve una ribellione di stile e di contenuti, a partire dalle donne e da chiunque creda che amministrare una città richieda prima di tutto rispetto per se stessi, per i colleghi e per i cittadini che si ha l’onore di rappresentare.
Il Direttivo cittadino del Pd e la consigliera Chiara Gibilaro intervengono sui fatti in consiglio comunale: «La politica impone rigore morale personale, rispetto delle istituzioni e dei ruoli». E aggiungono: «La politica è una cosa seria», chiedendo una «inversione di rotta» nei comportamenti e nei principi.
Fratelli d’Italia «condanna e censura» quanto accaduto, non risparmiando anche il loro consigliere di riferimento Comito. I meloniani parlano di «vera e propria aggressione fisica» al consigliere. Il partito censura anche la «reazione verbale scomposta» del proprio consigliere e ritiene «conclusa questa esperienza di sindacatura Rao». A stretto giro di posta arriva la replica a Fratelli d’Italia: «Adesso mostrate le prove». Rao respinge «categoricamente» la ricostruzione e sottolinea che le parole pronunciate da Comito «sono registrate» e «in rete». «Continuerò a fare ciò per cui sono stato eletto: amministrare Partinico».


