«solo gravi volgarità»

Partinico, sullo scontro tra Rao e Comito parla la Giunta «piena solidarietà e vicinanza al Sindaco»

Il dopo-consiglio del 28 agosto continua a scuotere le fondamenta amministrative di Partinico, trasformando l’aula consiliare nel teatro di un durissimo scontro politico che non accenna a placarsi. A far esplodere definitivamente il caso è una nota congiunta firmata in blocco da tutti gli assessori della giunta guidata dal sindaco Pietro Rao — Dorotea Speciale, Sergio Bonnì, Nicola Degaetano, Fabio Bosco, Leonardo Russo, Enrico Bono e Salvo Puccio — scesi in campo per esprimere «piena solidarietà e vicinanza al Sindaco» e respingere al mittente le accuse mosse nei suoi confronti da Fratelli d’Italia.

Al centro della polemica ci sono i concitati momenti vissuti durante la seduta di giovedì scorso, degenerati in un infuocato confronto verbale. Secondo la ricostruzione fornita dai componenti dell’esecutivo, a scatenare il caos sarebbero state «espressioni di una volgarità inaudita pronunciate dal consigliere Toti Comito», definite del tutto incompatibili con il decoro istituzionale, «senza alcun riguardo per le istituzioni, per la presenza dei rappresentanti della stampa, per una seduta seguita in diretta e, soprattutto, per le donne presenti in aula».

Gli assessori hanno affondato il colpo puntando l’indice contro la reazione ufficiale del partito di Comito, ritenendo che «un semplice comunicato di censura non può essere considerato sufficiente» e bollando come inadeguata la definizione dell’accaduto come un comportamento semplicemente «poco elegante». Per la giunta Rao, «da Fratelli d’Italia ci aspettiamo decisioni serie, concrete e conseguenti», sottolineando come la responsabilità politica debba misurarsi nelle scelte e negli atti, e non limitarsi a «poche parole di circostanza».

La linea di demarcazione più netta tracciata dalla compagine di governo riguarda tuttavia la presunta «vera e propria aggressione fisica» che il primo cittadino avrebbe compiuto ai danni di Comito. L’esecutivo smentisce sdegnato ogni addebito sostenendo che «quell’aggressione fisica non è mai avvenuta» e accusando gli avversari di voler «alterare e capovolgere la realtà davanti al Consiglio comunale e all’intera cittadinanza». Nel testo firmato dagli assessori si contesta duramente la scelta di presentare il consigliere «come vittima di un’aggressione mai avvenuta, arrivando ad attribuire al Sindaco comportamenti “intimidatori” e “violenti” che non corrispondono alla realtà».

Il clima politico in città si conferma dunque a livelli di guardia. Nel ribadire che «le istituzioni meritano rispetto» e che «i cittadini meritano verità», la giunta chiude il proprio intervento respingendo con fermezza «ogni tentativo di trasformare la realtà in uno strumento di lotta politica». Ma la sensazione è che la spaccatura e il veleno accumulato durante la seduta del 28 agosto siano destinati a trascinarsi ancora a lungo, segnando una ferita profonda nella vita amministrativa della comunità partinicese.

 

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