Una parabola inquietante e fuori da ogni controllo segna ormai da mesi il clima informativo a Partinico, dove fare giornalismo d’inchiesta sul campo significa esporsi a un’escalation di intimidazioni e pericoli fisici. L’ultimo drammatico episodio si è consumato nella giornata di oggi, trasformando il centro cittadino nel teatro di una vera e propria aggressione ai danni del direttore di Partinicolive, Daniele Viola. «Pino Maniaci ha tentato di investirmi: è ormai completamente travolto da una deriva violenta e fuori da ogni controllo», ha denunciato con forza il direttore Viola subito dopo l’accaduto.
I fatti sono stati formalmente messi a verbale nel pomeriggio presso gli uffici del Comando Stazione Carabinieri di Partinico, dove Daniele Viola ha sporto formale querela nei confronti di Pino Maniaci. Secondo quanto dettagliato nella denuncia depositata davanti ai militari dell’Arma, la tensione è esplosa intorno a mezzogiorno nei pressi di piazza Municipio. Viola, che si trovava a piedi davanti al municipio per svolgere il proprio lavoro, ha notato la presenza dell’autovettura in uso a Maniaci, una Opel Astra grigia, con al suo interno un dettaglio macabro e inquietante: l’esposizione sul cruscotto di una fotografia che ritrae lo stesso Viola quando era ancora minorenne, a petto nudo e con un paio di cuffie in testa. Un’immagine risalente a circa dieci anni fa, mai pubblicata né ceduta, adoperata all’interno del veicolo come una forma di intimidazione psicologica, tesa a sminuire e denigrare il giornalista.
«L’orrore di questa vicenda affonda le sue radici in un’ossessione macabra e insostenibile», spiega Viola. «Da un po’ di tempo tiene esposta nel vetro della sua macchina quella foto che mi ritrae quando ero ancora minorenne. Si tratta di un’intimidazione sottile e perversa che supera ogni limite della dignità umana, trasformando la strada in un teatro dell’assurdo dove la mia genuinità passata viene usata come un’arma per ferirmi e sminuirmi. Oggi, dopo averla intravista con angoscia nei giorni scorsi, l’ho ritrovata di nuovo lì, piantata sul vetro come un trofeo».
La situazione è precipitata in pochi istanti. Nel momento in cui Daniele Viola ha cercato di documentare l’accaduto e la presenza di quella foto scattando un’immagine con il telefono, Maniaci, risalito a bordo dell’auto dopo aver interrotto un servizio, ha messo in moto e ha puntato direttamente verso il giornalista. L’impatto fisico è stato evitato solo per un soffio: la vettura in avanzamento ha toccato la parte anteriore del corpo del direttore, costringendolo a un rapido balzo sul marciapiede laterale per togliersi dalla traiettoria dell’auto ed evitare conseguenze peggiori. Alle contestazioni di Viola, Maniaci avrebbe risposto con atteggiamento denigratorio prima di allontanarsi a bordo del mezzo, per poi effettuare poco dopo un giro dell’isolato e mostrare nuovamente un gesto offensivo, allontanandosi definitivamente prima dell’arrivo della pattuglia dei Carabinieri sollecitata tramite chiamata al 112.
«Mentre cercavo di fare una fotografia con le mani che mi tremavano per documentare quell’abuso, Maniaci ha accelerato e ha puntato dritto contro il mio corpo senza la minima esitazione», ricorda drammaticamente il giornalista. «In quel secondo infinito ho visto la morte in faccia, travolto dalla furia cieca di chi usa una tonnellata di metallo per zittire una testimonianza. Col cuore in gola e spezzato dal terrore ho chiamato il 112, ma Maniaci era già fuggito per codardia, lasciando dietro di sé l’eco di una tragedia sfiorata e la certezza che la mia sicurezza non è più garantita in questa città».
La gravità di quanto accaduto si inserisce in una scia persecutoria che va avanti da diverso tempo. Già nei mesi passati la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo e le forze dell’ordine erano state investite di dettagliate querele presentate dal legale di fiducia di Viola, l’avvocato Anna Mannone, per reati che vanno dalla diffamazione aggravata alla violenza privata, dalle minacce fino agli atti persecutori (stalking) e al trattamento illecito dei dati personali. Episodi reiterati che spaziano da inseguimenti e pedinamenti aperti tra le vie del paese fino all’uso derisorio di epiteti e denigrazioni pubbliche ogni qual volta la testata firma inchieste di pubblico interesse.
Al centro di questo feroce accanimento c’è l’attività d’inchiesta condotta proprio da Daniele Viola in merito alla gestione della “Villa della Legalità”, un bene confiscato alla mafia e affidato all’emittente Telejato. La puntuale ricostruzione giornalistica firmata da Viola su presunte irregolarità e opacità legate a quella concessione ha innescato una reazione rabbiosa, sfociata via via in una serie di attacchi personali, ostilità dirette e comportamenti aggressivi tesi a zittire la cronaca.
Quanto accaduto in piazza Municipio dimostra chiaramente come l’esercizio del giornalismo d’inchiesta in questo territorio stia diventando un’attività a sfinimento e a continuo rischio dell’incolumità personale. Quando la libertà di stampa viene contrastata non con il merito delle smentite ma con i pedinamenti, l’uso improprio di scatti giovanili per dileggiare e perfino con l’uso di un veicolo puntato a passo di marcia contro un cronista, si travalica ogni confine democratico. Partinicolive e il suo direttore Daniele Viola continueranno a raccontare i fatti e i contorni di questa vicenda con la fermezza e il rigore di sempre, affidando la tutela della sicurezza e della legalità al lavoro rigoroso della magistratura e delle forze dell’ordine.


