L’attacco dei cinquestelle

Terrasini, dal mare vietato alla guerra sul depuratore consortile

E’ guerra politico-istituzionale sulla non balneabilità del mare di Terrasini, da Cala rossa alla spiaggia Praiola, e riaffiorano i vecchi rancori sul contestato progetto del depuratore consortile. A scendere in campo addirittura la deputazione regionale del Movimento 5 Stelle che chiede maggiore chiarezza nei divieti e segnala il rischio per i bagnanti; dall’altra il sindaco Giosuè Maniaci respinge le accuse e sostiene che il Comune abbia sempre rispettato le ordinanze, contestando invece l’eccessiva estensione del divieto e puntando il dito contro chi, a suo dire, ostacolerebbe il progetto del nuovo depuratore.

A sollevare il caso è stato il gruppo territoriale dei 5 stelle Terrasini-Cinisi, che ha chiesto l’intervento del vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola. La segnalazione sul mare di Terrasini è stata esaminata anche da Giampiero Trizzino, già presidente della commissione Ambiente dell’Assemblea regionale siciliana. Da questa iniziativa è nata un’interrogazione parlamentare per chiedere alle autorità competenti quali provvedimenti urgenti intendano adottare.

Il punto centrale della contestazione riguarda proprio la gestione del divieto di balneazione. Secondo il M5S, cittadini e turisti non sarebbero stati messi nelle condizioni di comprendere con sufficiente chiarezza dove fosse vietato entrare in acqua. Di Paola evidenzia inoltre che, nonostante l’ordinanza, gli accessi al mare sarebbero rimasti aperti e sulle spiagge interessate sarebbero stati mantenuti i servizi di salvataggio. «Abbiamo chiesto di sapere – spiega Di Paola – quali provvedimenti urgenti si intendano porre in essere, dal momento che i bagnanti continuerebbero ad affollare le acque del lungomare. Riteniamo fondamentale capire se le autorità regionali siano state tempestivamente informate affinché si possa garantire la massima sicurezza per tutti».

Il sindaco Maniaci replica duramente: «Il Comune ha sempre emanato le ordinanze e installato la segnaletica nei tratti del mare di Terrasini sulla base delle indicazioni delle autorità sanitarie. I cartelli sono stati collocati più volte, ma puntualmente vengono vandalizzati e portati via. Forse da persone che non ritengono corretto questo provvedimento di non balneabilità così esteso. Abbiamo le analisi dei prelievi nel tratto di mare antistante Cala rossa e alla spiaggia Praiola e risultano tutti balneabili. In qualsiasi paese del nostro comprensorio i divieti sono 200 metri a destra e 200 metri a sinistra dallo sbocco del depuratore, a Terrasini invece quest’anno è stato deciso di mettere un divieto di ben 1,4 chilometri. Ma allora a che serve avere un pennello a mare? C’è chi non ha nemmeno questo ed ha soltanto divieti di 200 metri a destra e 200 a sinistra».

Lo scontro, però, si allarga al depuratore consortile. I grillini accusano l’amministrazione di non aver risolto definitivamente una situazione che si trascina da anni. In ballo c’è un progetto già finanziato che riguarda la realizzazione di un depuratore consortile che permetterebbe a Terrasini di scaricare a Carini insieme ad altri Comuni dell’hinterland. C’è però un fronte politico e di associazioni che si oppone, ritenendo l’impatto di quest’opera pericolosa per un territorio turistico come quello del Carinese. Al momento è pendente un ricorso al Cga per tentare di bloccare l’iter per realizzare questa infrastruttura, pronta ad essere aggiudicata. «Prendiamo le distanze da quella che sembra un’incapacità di giungere a una risoluzione definitiva del problema legato al depuratore» attaccano i componenti del gruppo territoriale M5S di Terrasini-Cinisi.

«Appare quantomeno paradossale – ribatte sul punto il primo cittadino – essere attaccati da chi sta tentando in tutti i modi di bloccare la realizzazione del depuratore consortile, che sarebbe la soluzione proprio al problema della non balneabilità del nostro mare. Oggi sono loro che contestano il progetto ma semplicemente perché non hanno a cuore l’interesse del territorio, l’unico obiettivo è quello di attaccare l’amministrazione e di danneggiare l’immagine di un paese. Ancora più incredibile il fatto che il progetto nasce e prosegue con il governo dei 5 Stelle di Giuseppe Conte, e fu portato avanti con convinzione dal senatore grillino Francesco Mollame».