Il castello di carte eretto dal Municipio di Borgetto per giustificare il blocco dell’Organo di revisione dei conti si è sgretolato sotto il peso di un documento ufficiale inviato dalla Regione Siciliana. Quello che l’amministrazione comunale ha finora presentato come un “atto dovuto” per adeguarsi alle direttive di Palermo si è rivelato un clamoroso autogol burocratico: il Comune non solo è l’unico responsabile dei ritardi, ma rischia adesso l’arrivo di un commissario inviato dalla Regione per sanare l’inerzia dell’ente.
Per capire come si sia arrivati a questo punto occorre riavvolgere il nastro. La vicenda parte nell’estate del 2025 con la sospensione del presidente del Collegio dei revisori. Nel novembre dello stesso anno, il Consiglio comunale prova a coprire il buco facendo scorrere la graduatoria dei primi non eletti. La mossa si rivela però un errore di forma, poiché per legge occorreva azzerare tutto e indire un bando ex novo con nuova estrazione pubblica. Da quel momento, tra continui cambi di dirigenti nell’Area Finanziaria e mesi di stallo, il Comune ha fatto operare il Collegio con soli due componenti su tre, continuando a pagare i compensi e giustificando la mancata nomina con la presunta necessità di attendere e rispettare i pareri inviati dagli uffici regionali.
Un alibi che il Dipartimento regionale delle Autonomie Locali ha ora demolito punto per punto con una nota del Servizio 1, a seguito di un’interlocuzione con la nostra redazione di Partinicolive. Dalla Regione spiegano chiaramente che le indicazioni fornite ai Comuni non sono affatto direttive obbligatorie o comandi vincolanti. Si tratta soltanto di un parere consultivo, di una “dottrina dell’Amministrazione” (ossia una semplice opinione tecnica, ndr), che l’ente locale non doveva subire passivamente e che non bastava a giustificare un anno di paralisi.
La posizione dell’Assessorato, confermata anche dalla Circolare regionale numero 1 del 2025, è chiarissima: la responsabilità di nominare i revisori e di far rispettare i tempi previsti dalla legge (la legge regionale 17 del 2016, ndr) spetta “in via esclusiva al Comune”. Il Municipio non può dunque scaricare le colpe sulla burocrazia palermitana né usare i pareri della Regione come uno scudo per nascondere i propri errori procedurali e l’incapacità di gestire la pratica.
Le conseguenze per Borgetto sono adesso pesantissime. L’aver bloccato la ricomposizione dell’organo di controllo contabile facendo affidamento su un pretesto privo di valore legale mette l’amministrazione in una posizione di netta fuorilegge. La Regione ha infatti già inviato l’intero fascicolo al proprio Ufficio ispettivo per verificare le omissioni del Comune. Il prossimo passo sarà una formale diffida da Palermo: se il Comune non provvederà subito, scatterà la nomina di un commissario ad acta che si insedierà in Municipio per nominare d’autorità l’Organo di revisione al posto degli amministratori locali.


