Il Comune di Borgetto condannato per aver occupato e trasformato un terreno, in modo irreversibile perché al suo interno ha costruito un complesso di case popolari, senza aver corrisposto quanto dovuto al proprietario. Il Tar, adesso, mette l’ente locale di fronte a un bivio: o regolarizza l’occupazione del terreno o dovrà restituire tutto al proprietario. Ipotesi, quest’ultima, non percorribile perché in quell’appezzamento adesso ci sono le abitazioni, a meno che non si voglia parzialmente abbatterle. Il tribunale amministrativo ha concesso all’amministrazione 90 giorni di tempo per dare esecuzione a una precedente sentenza, rimasta inattuata. Se il Comune non interverrà entro il termine fissato, sarà un commissario nominato dalla Regione a sostituirsi all’ente per chiudere definitivamente una vicenda che si trascina da quasi vent’anni.
Al centro della controversia c’è un terreno di contrada San Carlo appartenente a un privato, sul quale il Comune ha realizzato questo complesso di abitazioni popolari. Un’opera pubblica che ha trasformato in modo definitivo l’appezzamento, rendendo impossibile riportarlo alle condizioni originarie. Proprio questa trasformazione ha dato origine al contenzioso giudiziario tra il proprietario e l’amministrazione comunale. Già nel 2025 il Tar aveva ordinato al Comune di Borgetto di risolvere la vicenda su questa occupazione del terreno, prevedendo la restituzione dell’appezzamento oppure la sua acquisizione definitiva secondo quanto previsto dalla legge, con il pagamento del risarcimento dovuto al proprietario. Tuttavia, secondo i giudici, il Comune non ha dimostrato di aver compiuto alcun passo concreto per eseguire quella decisione. Da qui il nuovo ricorso e la nuova sentenza, che rappresenta di fatto un ultimatum all’amministrazione.
Il tribunale ha quindi fissato un termine di 90 giorni per definire la questione. In caso di ulteriore inerzia sarà il dirigente del Dipartimento regionale delle Autonomie Locali, o un suo delegato, ad assumere i provvedimenti necessari al posto del Comune, con i relativi costi che resteranno a carico dell’ente. Il Comune è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali, mentre resta fermo il diritto del proprietario a ottenere il risarcimento per gli anni di occupazione del terreno, iniziata nel dicembre del 2007.


