CRONACAPRIMO PIANO

Partinico, non restituiscono cassoni rifiuti a nolo, altri guai per la Cogesi



Ancora guai per Stefano Lo Greco e Valentina Mangano, rinviati a giudizio per appropriazione indebita. Non avrebbero mai restituito 5 cassoni scarrabili, utilizzati per la raccolta dei rifiuti, ad una ditta di Partinico da cui li avevano presi a noleggio. I due noti imprenditori, entrambi residenti a San Giuseppe Jato e al momento agli arresti domiciliari per altri fatti, dovranno comparire per la prima udienza davanti alla quinta sezione del tribunale di Palermo il prossimo 17 maggio.



I nomi di Lo Greco, 36 anni, e della compagna Mangano, 27 anni, sono finiti alla ribalta delle cronache lo scorso anno per una inchiesta di notevole peso che riguardò l’illecita gestione del servizio di raccolta rifiuti a Partinico e San Giuseppe Jato da parte della ditta di cui all’epoca erano titolari, la Cogesi. Ritornando a quest’ultima causa, il Gip Nicola Aiello ha disposto il loro rinvio a giudizio e ammesso come parte civile la ditta danneggiata dalla mancata restituzione dei cassoni.


Secondo la tesi della Procura Lo Greco, in qualità di responsabile tecnico della Cogesi, e la Mangano, in qualità di amministratore, “in concorso tra loro indebitamente si appropriavano di cinque cassoni scarrabili”. Tutti erano di un’ampiezza di 6 metri per 2, ed altri poco più di un metro. Li avevano avuti tramite la Multi Eco Ambiente srl nel settembre del 2018 in seguito ad un contratto di locazione  regolarmente stipulato.

Stando a quanto appurato nel corso delle indagini non solo non avrebbero restituito i cassoni ma non avrebbero neanche pagato il canone pattuito. Si aggiunge un’ulteriore tegola sulla testa dei due imprenditori che lo scorso anno finirono al centro di un’inchiesta nell’ambito di un’operazione congiunta tra carabinieri e guardia di finanza. L’indagine all’epoca avviata riguardava l’appalto per la raccolta rifiuti affidato alla ditta Cogesi. Insieme ai due finirono nei guai altre tre persone e le accuse, a vario titolo, erano di bancarotta fraudolenta, intestazione fittizia di beni e quote societarie, inadempimento di contratti per pubbliche forniture, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio.

A venire fuori inadempienze nella gestione del servizio con presunte connivenze anche tra funzionari comunali: dal nolo di mezzi in misura inferiore a quella dichiarata nel capitolato d’appalto, nell’impiego di mezzi privi di revisione e non iscritti all’albo dei gestori ambientali, le mancate messe in mora e risoluzione del contratto nei confronti della Cogesi nonché l’omessa comunicazione all’Anac della prematura interruzione del rapporto contrattuale. Venuti fuori anche giri di fatture false.

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