Home ENTI LOCALI Partinico, le urla dei falsi innocenti: il Comune-Titanic affonda nell’ipocrisia (VIDEO)

Partinico, le urla dei falsi innocenti: il Comune-Titanic affonda nell’ipocrisia (VIDEO)

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L’EDITORIALE

Il silenzio degli innocenti, o dei presunti tali sarebbe il caso di dire. Non un solo consigliere, e dico uno, che abbia tenuto a freno la lingua nella vicenda della casa di riposo “Canonico Cataldo” a Partinico nell’epilogo della sua chiusura. Tutti ad indignarsi, sospinti dalla più “ghiotta” delle occasioni: trovare il capro espiatorio. E chi se non il “forestiero” commissario straordinario che regge le sorti del Comune, Rosario Arena.

Il giochetto è facile facile: additiamo colui il quale lascerà la città, non appena sarà esaurito il suo mandato. E quindi i 24 prodi partinicesi potranno continuare a farsi scudo, pronti a scaricare ogni responsabilità su altri.

Tipico, il più classico degli scenari a Partinico dove non è mai colpa di nessuno. Dove la politica continua ad azzuffarsi ed è in grado di mettere in atto il più classico degli scaricabarile. Tipico ma anche meschino.

Si è voluto mettere la polvere sotto il tappeto e nei decenni questa stessa polvere è divenuta una discarica a cielo aperto che non era più possibile celare. Già nel lontano 2013, epoca in cui vi era alla guida del Comune Salvo Lo Biundo, la Corte dei conti avvisava il municipio che vi erano sforamenti di parametri che avvicinano l’ente locale alla definizione di “ente strutturalmente deficitario”.

Il dissesto finanziario partiva proprio da lì, o per lo meno il suo quadro si aggravava. Ed è da almeno un decennio che i fari erano puntati proprio sui servizi a domanda individuale, quindi essenzialmente casa di riposo, refezione scolastica e asili nido: tutti e tre costavano all’incirca di 2 milioni di euro ma se ne introitavano appena 700 mila. Il che vuol dire che anno dopo anno il Comune ha dovuto ripianare questa voragine.

Nulla di male, dal momento che parliamo di servizi sociali e quindi di attività assistenziali. Il problema semmai era la platea che si “aiutava” rispetto agli enormi costi da affrontare. Complessivamente tra asili nido e casa di riposo parliamo di 60-70-80 utenti. Troppo pochi per giustificare un esborso simile.

La politica, ed è questa l’incontrovertibile verità, ha fatto di questi servizi la sua buona dose di campagna elettorale. Insomma, scenario tipico in salsa partinicese: mantenere costi insostenibili, che alla lunga si sarebbero dovuti amaramente pagare, pur di accontentare cooperative e soprattutto la platea di lavoratori. Degli attuali consiglieri la quasi totalità ha avuto, direttamente o indirettamente, collegamenti con la politica che ha gestito il governo della città nell’ultimo ventennio.

Per cui pochi in realtà potrebbero permettersi di aprire bocca. Eppure lo fanno grazie ai social, grazie a quelle casse di risonanza mediatiche che hanno contribuito a rendere Partinico peggiore, a creare odio sociale e divisioni, più di quelle che già in una comunità sono fisiologiche. Oggi si sta ripetendo lo stesso scenario che già avevamo visto recentemente con il sindaco Maurizio De Luca. Le scelte impopolari non hanno mai visto Partinico protagonista con responsabilità.

Così De Luca è diventato il bersaglio facile: 11 mesi di governo d’inferno, tra tirate di giacca nelle stanze dei bottoni e falsa indignazione ai microfoni amici intrisi di demagogia da quattro soldi. Si è voluto far passare il messaggio che in 11 mesi il Comune fosse stato distrutto. Ora altri 12 mesi di gestione commissariale e la scena si ripete. Così, meschinamente, si punta alla pancia della gente spinta nella sua rabbia dal progressivo impoverimento delle famiglie.

E se la politica non si salva, non credano anche i burocrati di poterla fare franca. Oggi sono gli stessi che hanno governato per il decennio scorso con Lo Biundo, alcuni provengono anche da periodi antecedenti. Parliamo dei responsabili di settore, il cui posto apicale fa comodo a tutti tra stipendio tabellare e indennità varie.

Però a Partinico, e non solo, ha un prezzo. E quindi si spiega subito perchè l’allora responsabile del Settore dei Tributi, oggi anche ragioniere generale, faceva quadrare i conti dei bilanci e passava sopra le continue segnalazioni della corte dei conti mentre oggi mette prima il sigillo al dissesto finanziario e poi alla chiusura di asili nido e casa di riposo. E’ passata una manciata di anni eppure sembra un secolo.

 

 

 

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